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La scuola è donna, ma non tra dirigenti e professori universitari

La scuola è donna, ma non tra dirigenti e professori universitari L’82% degli insegnanti è di sesso femminile e alle elementari le maestre raggiungono addirittura il 99%. A fare carriera, però, sono davvero in poche, per questa ragione il Miur promuove un nuovo progetto per abbattere le differenze.La scuola è donna, ma non tra dirigenti e professori universitari thumbnail

INSEGNANTI DONNE -

Sin dalla scuola primaria la maggior parte dei docenti sono di sesso femminile, ma pian piano che si va avanti il numero diminuisce in maniera preoccupante. “L’82% degli insegnanti è donna, ed è un dato storico accertato che rappresenta un valore. Ma se le maestre di scuola primaria sono il 99%, solo il 65% dei dirigenti e degli insegnanti superiori è donna”. A dichiararlo è stata il ministro dell’Istruzione, università e ricerca (Miur), Stefania Giannini, lo scorso 8 marzo in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

Questi numeri confermano che ci sono degli ostacoli che nel mondo della scuola non sono ancora stati superati del tutto. Nella piramide dell'istruzione ci sono tante donne alla base ma poche al vertice, nei posti dirigenziali: la tendenza rappresenta un'anomalia perché fin dagli albori della scuola, il ruolo dell'insegnate è sempre stato associato alla figura femminile, anche se solo legata agli anni della formazione dell'obbligo. Infatti, fino a qualche decennio fa era davvero difficile trovare docenti universitari donne, anche perché spesso lo studio superiore era appannaggio degli uomini.

INSEGNANTI SCUOLE PRIMARIE -

La situazione più paradossale è la percentuale dei dirigenti scolastici in rapporto al numero dei docenti. Spesso può accadere che in scuole primarie, dove la quasi totalità delle insegnanti è donna, il “preside” sia un uomo. Incentivare questa scarsa propensione alla carriera è uno degli obiettivi della riforma “La Buona Scuola” promossa dal Governo Renzi, che ha l'obiettivo, tra gli altri di abbattere gli ostacoli che impediscono a insegnanti e professoresse di raggiungere posizioni dirigenziali. “Per quanto riguarda le università - ha aggiunto il ministro Giannini - il 55% delle matricole è donna ma i numeri calano se andiamo a vedere l’avanzamento in carriera”. Tra gli assegnisti di ricerca sono il 50,6%, tra i professori associati il 35,6% e il 21,4% tra i professori ordinari. Questo dato, però, non è solo italiano: i full professor donne in Europa sono solo al 20%.

INSEGNANTI DONNA -

Secondo il ministro dell'Istruzione “per nominare una donna brava ci vogliono molte candidature di donne brave, perché ci si deve proporre per essere leader nel processo decisionale”: per questa ragione dall’8 marzo, il Miur promuove una campagna che spinge le donne a farsi avanti. Nelle scuole, infatti, verranno incentivati momenti di riflessione, anche al di fuori dell’orario di lezione, con l’obiettivo di accrescere negli studenti e nelle studentesse la consapevolezza che per uno sviluppo sociale e culturale dell'Italia è necessario un contributo equivalente tra uomini e donne.

INSEGNANTI DONNE -

Sin dalla scuola primaria la maggior parte dei docenti sono di sesso femminile, ma pian piano che si va avanti il numero diminuisce in maniera preoccupante. “L’82% degli insegnanti è donna, ed è un dato storico accertato che rappresenta un valore. Ma se le maestre di scuola primaria sono il 99%, solo il 65% dei dirigenti e degli insegnanti superiori è donna”. A dichiararlo è stata il ministro dell’Istruzione, università e ricerca (Miur), Stefania Giannini, lo scorso 8 marzo in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

Questi numeri confermano che ci sono degli ostacoli che nel mondo della scuola non sono ancora stati superati del tutto. Nella piramide dell'istruzione ci sono tante donne alla base ma poche al vertice, nei posti dirigenziali: la tendenza rappresenta un'anomalia perché fin dagli albori della scuola, il ruolo dell'insegnate è sempre stato associato alla figura femminile, anche se solo legata agli anni della formazione dell'obbligo. Infatti, fino a qualche decennio fa era davvero difficile trovare docenti universitari donne, anche perché spesso lo studio superiore era appannaggio degli uomini.

INSEGNANTI SCUOLE PRIMARIE -

La situazione più paradossale è la percentuale dei dirigenti scolastici in rapporto al numero dei docenti. Spesso può accadere che in scuole primarie, dove la quasi totalità delle insegnanti è donna, il “preside” sia un uomo. Incentivare questa scarsa propensione alla carriera è uno degli obiettivi della riforma “La Buona Scuola” promossa dal Governo Renzi, che ha l'obiettivo, tra gli altri di abbattere gli ostacoli che impediscono a insegnanti e professoresse di raggiungere posizioni dirigenziali. “Per quanto riguarda le università - ha aggiunto il ministro Giannini - il 55% delle matricole è donna ma i numeri calano se andiamo a vedere l’avanzamento in carriera”. Tra gli assegnisti di ricerca sono il 50,6%, tra i professori associati il 35,6% e il 21,4% tra i professori ordinari. Questo dato, però, non è solo italiano: i full professor donne in Europa sono solo al 20%.

INSEGNANTI DONNA -

Secondo il ministro dell'Istruzione “per nominare una donna brava ci vogliono molte candidature di donne brave, perché ci si deve proporre per essere leader nel processo decisionale”: per questa ragione dall’8 marzo, il Miur promuove una campagna che spinge le donne a farsi avanti. Nelle scuole, infatti, verranno incentivati momenti di riflessione, anche al di fuori dell’orario di lezione, con l’obiettivo di accrescere negli studenti e nelle studentesse la consapevolezza che per uno sviluppo sociale e culturale dell'Italia è necessario un contributo equivalente tra uomini e donne.

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